BIG BLUES FESTIVAL - 2019

Comunicato Stampa   10  27 luglio 2019

Cevio Grande successo per Woodstock 2019 e Ian Paice.

 

Ricordare Woodstock, un’epoca forse irripetibile. Quando i giovani credevano di poter cambiare il mondo.

 Il 50° del Festival di Woodstock era un’occasione d’oro per il producing team per festeggiare un’epoca (la fine degli anni sessanta), nella quale la musica veicolava messaggi ben più forti e degni rispetto ad oggi. Non è una commemorazione quella voluta dal Vallemaggia Magic Blues, bensì la volontà di mostrare alle “nuove generazioni” il significato di stare assieme e di mirare a migliorare la nostra qualità di vita. Allora le tematiche erano la lotta contro le guerre, per l’emancipazione femminile e contro la discriminazione razziale. Oggi se ne aggiunta una ancora più vitale, la salvaguardia del pianeta stesso, in pericolo come non mai, soprattutto per l’ottusità di certi potenti e gli interessi legati all’economia. Scorrendo la scaletta della tre giorni del 1969 non è stato facile scovare gruppi o artisti ancora in attività.

Chi per motivi tecnici (Canned Heat: tour previsto solo ad Ottobre), chi perché non più in attività; alla fine fari puntati sui Ten Years After e sulla Miller Anderson Band, reduci di Woodstock, almeno in parte. A completare i set le migliori tribute band di Jimi Hendrix, dei Creedence Clearwater Revival e una scatenata Arianna Antinori, novella Janis Joplin. Programma stuzzicante che ha riempito di fans la piazza sia mercoledì che giovedì. La scelta dei gruppi si è rivelata azzeccata. Tutti concerti memorabili. E’ toccato proprio alla band di Arianna Antinori aprire il festival. Che grinta e che voce, ragazzi! Alle spalle un quartetto di tutto rispetto la cantante ha subito dimostrato di avere la propria personalità ed è la classe cristallina ad avvicinarla a Janis Joplin, di cui ha presentato diversi brani, anche se il concerto era soprattutto un omaggio alla musica dei sixties. Apertura e chiusura con due brani simbolo del miglior gruppo hard rock (e non solo) di sempre, una “Whole lotta love” e una “Rock’n’roll” degna dei Led Zeppelin. La Miller Anderson Band ha riproposto il set della Keef Hartley Band, condendolo con brani sixties, il tutto ben imbastito con un sound pulito e lunghe e spettacolari “cavalcate” di violino, sax, chitarra e keyboards. Un concerto, il migliore della tre giorni per chi vi scrive, di grande spessore, grazie ad una band coesa ed un Miller Anderson in gran forma. Chiusura con il leggendario “Bayou rock” di John Fogerty, grazie alla Creedence Clearwater Revived, che ha saputo infiammare (alle 23.30!) una piazza mai sazia di ottima musica. Allora via a tutta una serie di hits, dall’iniziale “Proud Mary”, passando per tutti i capolavori di Fogerty. Finale con “Hey tonight” e con tutto il pubblico a cantare con la band il ritornello di “Have you ever seen the rain”. Una prima serata che non poteva essere migliore, nel solco di un programma, che già a questo punto possiamo definire azzeccato.

Chi si aspettava una seconda serata meno densa, beh si è sbagliato di brutto! La More Experience di Marcel Aeby ha confermato di essere una delle tribute band di Jimi Hendrix migliori al mondo. Show tesissimo, un’ora di grande musica a ripercorrere, fedeli all’originale, molti cavalli di battaglia del mancino di Seattle presentati a Woodstock, con Aeby e la sua chitarra “a spasso” tra il pubblico. Anche i Ten Years After si sono presentati in gran spolvero ed hanno proposto con i nuovi Bonfanti e Hodgkinson, musicisti di classe, una carrellata tra nuovi e vecchi brani, dedicando la parte finale alla scaletta completa di Woodstock con il gran finale di “I’m going home”.

La settimana di Cevio prevedeva oltre all’omaggio a Woodstock la serata denominata “Special rock night”. Quest’anno grande invitato Ian Paice, il mitico batterista dei Deep Purple, che non ha deluso le attese fornendo assieme ai veronesi Forever Deep un concerto al fulmicotone. Impressionante la classe e soprattutto l’energia con la quale Paice (71 anni) suona per quasi due ore la “sua” batteria. Molto bravi anche i membri dei Forever Deep, che assieme al batterista hanno riproposto tutta una serie di classici dei Deep Purple, dalla iniziale “Hush”, passando per “Highway star”, “Child in time”, “Burn” fino all’immancabile finale di “Smoke on the water”, di nuovo “fatto proprio” dalla piazza. Prima di loro ci hanno pensato i Those Furious Flames e Andrea Bignasca a scaldare la piazza. I primi, uno dei gruppi più longevi del Ticino, hanno proposto il loro personale sound, intriso di suoni che rimandano ai grandi gruppi hard degli anni settanta (echi di Deep Purple, Led Zeppelin e anche, a tratti, Black Sabbath). In scaletta molti brani dalla loro ultima fatica, un lavoro interessante, anche a livello di testi, disponibile a breve. Andrea Bignasca, stavolta con la sua band, ha confermato alla grande la sua evoluzione verso suoni più rock, fornendo, come sa fare lui, un concerto teso e vibrante, emotivamente coinvolgente, molto apprezzato dal numeroso pubblico presente. Perfetta la band con musicisti ormai più che rodati quali Gianandrea Costa (basso) e Oliver Illi (tastiere). Al termine di questa lunga maratona restano impresse nella mente tutta una serie di istantanee da incorniciare per una tre giorni indimenticabile (e forse irripetibile) di Magic Music. Niente paura però il carrozzone prosegue e si sposterà martedì e mercoledì ad Avegno per altre due serate di caldo Blues, da non mancare. Gioele Bignardi.

Foto delle serate per PRINT MEDIA (high res)

(Byline: Vallemaggia Magic Blues/steineggerpix) si trovano al seguente link:

https://www.dropbox.com/sh/ks8qywtw33z7rn4/AAA_6zt2fyFzgPm-_G4Nj6FAa?dl=0

Foto delle serate per ONLINE MEDIA / WEB / SOCIAL (low res)

(Byline: Vallemaggia Magic Blues/steineggerpix) si trovano al seguente link:

https://www.dropbox.com/sh/3ovem6coxc711ql/AAAn_MbZePLgZUY45my2CoCya?dl=0